COMMENTI

"Pierre Ferrante ci consegna un disco, You, Babe, geniale e di eterna giovinezza, quel senso asessuato e androgino che rifugge dai suoni cattedratici per volare alto tra soul, sghiribizzi looner, free-form poetici jazzly fatti di luci, ombre, notti, inquietudini e abbandoni, tutti fattori di quella razza musicale che non si ascolta mai, e dunque manna dal cielo che è poi la valorizzazione dell'arte dei bagliori esemplari" 

Max Sannella, Music Zoom


"Nel caso di Pierre Ferrante si va vicino all'inconfondibile. Il suo è un timbro da chansonnier soul inciampato sul vialetto ghiaioso della bossanova sotto le stelle di un jazz friabile, più esausto che languido, in bilico tra il querulo e lo sfrangiato. Un lavoro notevole, al di là dell'aura cult"

Stefano Solventi, SentireAscoltare


"Pierre Ferrante sa mettere così tanto dentro un semplice you che proprio non si ha bisogno d'altro. Lui intona uno you, un heart, un love, e tu senti molto di più, un sentire fluido e universale comunicato da una voce senza sesso e da una musica senza tempo e senza luogo"

Letizia Bognanni, Rockit.it

"Sì, signori, in Italia abbiamo un cantautore dalla voce così intensa e penetrante che sa emozionarti fino al midollo, con un timbro che, dopo pochissimo tempo, è già diventato inconfondibile e, lasciatemelo dire, irrinunciabile"

Alessio Gallorini, Shiver


"La voce di Ferrante ha carattere, anima e tante di quelle nuance da far sembrare accessori gli strumenti. È ipnotica. Ha swing, intensità, eleganza"

Barbara Santi, Rumore*



ANNABELLELA RECENSIONE DI SHIVER

Capita che un album messo in rete e in free download all'inizio dell'anno, lo si scopra alla fine. Ma quel che conta è che l'incontro avvenga, e scatti il colpo di fulmine, come è accaduto con l'album d'esordio di Pierre Ferrante, Annabelle, che al primo ascolto punta dritto al cuore e lo attraversa fin dal bellissimo brano che lo apre, Nella Notte, il Silenzio.

I titoli in italiano potrebbero trarre in inganno: Pierre Ferrante canta in inglese, e forse la decisione di titolare in italiano serve a sottolineare un'originalità che lo distanzia dalle influenze angloamericane, seppur presenti, in favore di una cifra più calda, mediterranea, che unisce influenze e melodie in un arco di chitarre che non lascia scampo. Il primo dardo è la voce: limpida e liquida come acqua che scorre e nello stesso tempo calda e penetrante come una lingua di fuoco. Androgina: all'inizio non capisci se si tratta di una voce femminile o maschile, poi scopri che, come raramente capita, è tutte e due. A me è venuta in mente la rete che il dio del fuoco getta su Ares e Afrodite amanti: lui potenza di guerra e lei dea dell'amore e degli inganni, catturati qui da una musica che è passione e rigore, impulso e costruzione, arma appuntita e desiderio irrefrenabile. Il secondo dardo è la chitarra: sono accordi e arpeggi che respirano (Il Soffio), dita che toccano ogni corda, catturano la bellezza (Annabelle, Miranda) e aprono all'amore con rara delicatezza (Un Altro Viaggio, La Morte di un Bacio). Tanta profonda dolcezza, e la sottile malinconia che fa da sfondo alle dieci tracce dell'album, possiedono una forza e una potenza che è quella dei sentimenti, protagonisti indiscussi della musica di Pierre Ferrante (L'Amore che Resta ne è un perfetto esempio). Sul musicista non c'è molto da sapere, perfino i social network per una volta sono scarni di notizie, ma qualche curiosità l'abbiamo captata: nel brano Il Soffio l'arpeggio finale è una citazione di un celebre brano di Nick Drake, Free Ride, mentre il brano Gypsy Soul dovrebbe essere remixato in più versioni in collaborazione con la label inglese Red Rockit Records.

Le dieci tracce hanno un'anima assolutamente acustica, e una vocazione decisamente live: le chitarre che sostengono la bellissima voce di Pierre Ferrante (suonate da lui stesso e da Giuseppe Berardi) sembra non abbiano bisogno d'altro, si arriva a pensare che in definitiva un'intera orchestra non potrebbe aggiungere poi molto, ed è quella precisa sensazione che coglie quando si ascoltano Nick Drake o Tim Buckley, John Martyn o Sufjan Stevens. Se si pensa poi che il disco di Pierre Ferrante è totalmente autoprodotto, si ha un'idea di come la musica davvero bella abbia bisogno di poco, soltanto magari di essere scovata, suonata, diffusa, ed ecco il player (v. pubblicazione originale dell'articolo, link sotto, n.d.r.) da cui potere ascoltare e scaricare gratuitamente questo magnifico album d'esordio che profuma di shoegaze, di blues, eppure è potentemente rock.

David Drago


  • *La recensione integrale di Rumore puoi leggerla sul n° 270/271 della rivista